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IL "QUOTIDIANO" DI CRISTINA VIGGÈ

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Lionello e l’illuminata Lughetto

Lionello e l’illuminata Lughetto

Uno chef stellato e un parroco visionario. Fieri di incontrarsi nel nome di una buona causa. E di creare la prima sagra gourmet in parrocchia. Dove? A Lughetto, paesello della campagna veneziana. Risultato? Una serata di successo, che ha visto la partecipazione di oltre 2.500 persone.

Uno chef stellato e un parroco visionario. Fieri di incontrarsi nel nome di una buona causa. E di creare la prima sagra gourmet in parrocchia. Dove? A Lughetto, paesello della campagna veneziana. Risultato? Una serata di successo, che ha visto la partecipazione di oltre 2.500 persone.

Uno chef stellato e un parroco visionario. Fieri di incontrarsi nel nome di una buona causa. E di creare la prima sagra gourmet in parrocchia. Dove? A Lughetto, paesello della campagna veneziana. Risultato? Una serata di successo, che ha visto la partecipazione di oltre 2.500 persone.


 
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Lionello e l’illuminata Lughetto

Uno chef stellato e un parroco visionario. Fieri di incontrarsi nel nome di una buona causa. E di creare la prima sagra gourmet in parrocchia. Dove? A Lughetto, paesello della campagna veneziana. Risultato? Una serata di successo, che ha visto la partecipazione di oltre 2.500 persone.

Testi Cristina Viggè

Con sonori rintocchi di campane a festa. Dondolanti dentro un cielo limpido e sereno. Così ha preso il via il primo Street Food Fest del Nordest. Il 9 settembre scorso. A Lughetto di Campagna Lupia, nell’entroterra veneziano: poche anime e un mare di verde. Tutto intorno alla parrocchia intitolata ai santi Gregorio Magno e Tommaso Apostolo. Scenario scelto per la first edition di una vera e propria sagra gourmet. Che, benché possa sembrare un ossimoro, si è invece rivelata un’inedita e geniale formula vincente. Basti pensare al numero di persone partecipanti: oltre 2.500. In un paese che conta poco più di ottocento abitanti.



Lughetto sotto i riflettori dunque. E il merito va tutto a un’idea nata dal felice incontro fra un parroco (giovane, positivo, propositivo e dinamico) e uno chef (illuminato, e non solo da due stelle Michelin): Don Andrea Zanchetta, quarantenne pastore delle greggi di Lughetto e Calcroci; e Lionello Cera, patron dell’Antica Osteria Cera, insegna dell’olimpo culinario italiano. Con loro? La brigata del ristorante, gli innumerevoli volontari e più di una trentina di chef, ristoratori, produttori e artigiani delle provincie di Venezia, Vicenza, Treviso, Padova, Belluno e Udine. Tutti insieme riuniti e impegnati in una buona causa. Visto che il ricavato della serata è stato devoluto al patronato dei giovani della piccola cittadina.




Un successo inaspettato. Eppur così è stato. Del resto, l’organizzazione puntuale, precisa, meticolosa e ineccepibile di Lionello lasciava presagire un evento ai massimi livelli. Come si è rivelato. “Dopo la serata ho ricevuto moltissimi complimenti e persino mazzi di fiori da coloro che sono intervenuti”, mi racconta con voce emozionata Simonetta, moglie di Lionello e in prima linea nell’orchestrazione della manifestazione. Col resto del team Cera: da Lorena a Daniele, da Sara Simionato a Luca Ferrari, pastry chef di un ristorante che ha decisamente contribuito a far grande Lughetto.



Una festa senza tabù, stereotipi e cliché. Una festa in cui il sacro ha dialogato col profano, le campane con la musica dei dj, l’acquasantiera col fuoco della brace, le risate col silenzio della chiesa. Che per tutto il tempo ha tenuto le porte spalancate. Quasi in una metaforica apertura all’altro, al diverso, all’inatteso. E in un gesto di naturale e incondizionato slancio verso il prossimo.



Tanti sorrisi, tanti occhi raggianti, tante magliette blu (quelle dello staff) ad animare il piazzale della parrocchia. Che si allungava verso il campo di calcio, animato da giostre, scivoli e altalene per i più piccoli. Mentre giocolieri e artisti di strada vivacizzavano l’atmosfera con rocamboleschi volteggi di cerchi e birilli; i food truck dispensavano delizie prêt-à-manger e gli chef stellati proponevano le loro prelibatezze. Come l’orata dorata al succo di cozze alla brace di mister Lionello. In un omaggio alla Laguna.




Empanadas di pesce invece per Alessandro Breda, capitano del Gellius di Oderzo, nella Marca Trevigiana. Che ha stretto l’occhio al Sudamerica e al Mediterraneo. 




Intanto, Piergiorgio Siviero del Lazzaro 1915 di Pontelongo (in terra padovana) preparava maccheroni con limone candito al sale, pepe nero e dragoncello




E Nicola Portinari de La Peca di Lonigo realizzava un dessert: zuppa spumosa di Tai Rosso, fichi e gelato all’alloro. “Volevo rendere merito a un vino e a un vitigno del territorio vicentino”, ha spiegato Nicola. Capace di sintetizzare in un dolce cucina e pasticceria. 



Così come del resto hanno fatto anche Sara e Luca nella sweet zone dell’Antica Osteria Cera. Dove c’erano la sfoglia con crema al mascarpone; e il cremoso alla liquirizia, salsa allo yogurt, rapa in agrodolce, sorbetto ai frutti di bosco e olio all’aneto



Macaron. Coloratissimi e buonissimi invece quelli firmati dal maestro Luigi Biasetto, alla regia di una pasticceria (a Padova) e di un atelier (a Selvazzano Dentro) che portano orgogliosi il suo cognome. 




Ma dai macaron al baccalà i passi non sono stati molti. E Franco Favaretto, timoniere del Baccalàdivino di Mestre, cofondatore della Dogale Confraternita del Baccalà Mantecato, ambasciatore dello stoccafisso per Norge (commissione norvegese per i prodotti ittici), nonché uno dei coordinatori del Festival Triveneto del Baccalà, si è espresso in una triplice (e tricolore) proposta: stocco al naturale, puro e bianco, condito con olio extravergine; baccalà mantecato alle erbe con aglio e prezzemolo (alla maniera di una volta); e merluzzo gadus morhua mantecato col peperone. Per uno stile più moderno. 




Al fianco di Franco? Lo stinco di maiale al forno con purè di patate del ristorante Da Vito (Volpato) di Lughetto.



E ancora, la trippa col pane cotto a legna; la pasta e fagioli; la sopressa e il Morlacco del Grappa con polenta e fagioli in salsa by Liliana e Galdino. I genitori di Don Andrea, nonché i titolari di Ca’ dei Sapori, vivace realtà ristorativa immersa tra fiori e ulivi a Pove del Grappa. 



Ma tante le prelibatezze che hanno alimentato lo Street Food Fest. Dove non poteva certo mancare il pane col salame. O meglio, il pane, creato da Roberta Pezzella con le farine Petra di Molino Quaglia, e i prosciutti d’eccellenza targati Dok dall’Ava di San Daniele del Friuli.



E un Petra Selected Partner era pure Paolo Mazzucato di Diemme Pizza & Drink, ad Albignasego, alle porte di Padova. Che ha sfornato pizze a gogo, in duplice declinazione: la tonda classica, con pomodoro abruzzese bio by Travaglini, burrata pugliese e basilico; e la “nuvola di grano” farcita con maialino confit, stracciatella e cipolla di Tropea caramellata.  




E il Circolo Noi di Lughetto? Era tutto dedito a griglia e spiedo. Traduzione: salsicce, polenta e carne alla brace e spiedo di porchetta trevigiana. Chapeau. 




Risotto con le frattaglie d’anatra poi per La Chioccia, agriturismo guidato dalla famiglia Rampado, a Lughetto. 



Risotti con la selvaggina e al nero di seppia invece per Elena Bressanin dell’hosteria L’Oca Golosa di Campagna Lupia. Da dove sono giunti pure gli straordinari formaggi dell’azienda agricola Alla Vaccheria. Incluso un intrigante squacquerone, impreziosito da tocchetti di mela, e un aromatico yogurt alla liquirizia di Calabria.



Mentre Cristina e Monica dei Mitraglieri di Camponogara proponevano le loro polpettine di carne fritte, corredate di salsina di pomodoro. 




Un vero parco giochi del gusto. Studiato nel minimo dettaglio. Inclusa la maxi cucina ambulante targata Villa Clizia, il ristorante itinerante di Roberto Colle. Che ha proposto “Lumachiamo”, ossia chiocciole in crosta di fiocchi d’avena, mais sponcio, mandorle, aglio e polvere di pendole (carne essiccata e affumicata); e il McClizia, hamburger colmo di pastin bellunese (da allevamento bio), cipolla caramellata, Mezzanello di Camolino (da vacche di razza bruna) e maionese alla senape. 



Una nomade kitchen iper attrezzata, che ha dato ospitalità anche alla brigata Cera, impegnata in diverse preparazioni: dalla frittata con le erbette alle polpette, dal cono di pesce fritto alla bruschetta col pollo alla cacciatora, dalla polenta e seppie alla zuppa della laguna




Intanto sfilavano i food truck. Ecco allora la parmigiana di alici di Thomas e Samuel. Sì, Thomas Mattiello della Galleria24 e Samuel Zara del Caffè Commercio. Entrambi di Dolo, uniti in un neonato progetto zingaro sotto il nome di Food Shop



E poi Giovanna Simonato e Renato Pasqualato, gli Chef in Viaggio. Insieme sulla loro luccicante roulotte Airstream Globetrotter. Fieri di proporre la mozzarella di bufala in carrozza con prosciutto cotto artigianale o con sarde di Sciacca




Mentre Michele Guglielmin offriva i suoi burger griffati MK da Miki (locale a Pove del Grappa), nonché grissini e biscotti a base di farina di birra. Ottenuta dalle trebbie recuperate da artigianali birrifici del territorio. Per prodotti all’insegna del no waste.



Ho preparato una porchetta alla maniera marchigiana, pane al lievito madre, friarielli e cipolla marinata e lasciata cuocere per molte ore per il mio Zanco Gourmet”, racconta Matteo - della Zanco Food Project - spiegando il panino presentato. Accanto a un’altra golosità: lo “Zanco Superfood”, che eleggeva pane alla curcuma e cereali, emulsione di yogurt greco e pomodori secchi, melanzane e zucchine grigliate, roast-beef di black angus e cappuccio viola marinato. Per morsi dai poteri benefici. 




Folpetti e bovoletti invece per Max e Barbara della Folperia di Padova. Che per una sera hanno lasciato Piazza della Frutta per traslocare a Lughetto. 




Non da ultimi i gelati della gelateria Glassè di Camponogara. Anche alla mela e zenzero e al cioccolato Valrhona. Presente pure nella chocolate zone e in abbinamento - nella declinazione Guanaja - a un erborinato da meditazione quale lo Shropshire Blue al Porto con uva di Corinto, proposto da Enrico Panzarasa, del blog cheese addicted Non toccatemi il formaggio. Mentre l’Osteria Volante dispensava cannoli al gorgonzola e lingue di gatto con foie gras e lampone.  





E nei bicchieri? Birre e vini. Targati Cuzziol, Balan, Cantina Sociale di Premaore e Luigino Fattoretto. Ma anche un gin eccentrico ed esclusivo come il Roby Marton, realizzato rispettando il credo british delle infusioni a freddo delle botaniche. Mentre il caffè metteva l’accento sulla torrefazione Carraro di Schio.



Lotteria finale. Cinquantuno i premi in palio. Ma a vincere è stata la generosità. E quel senso di serenità che allaga il cuore. Appuntamento al prossimo anno.



Foto di Valentina Gallimberti Ballarin e di Tobia Berti



 

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