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IL "QUOTIDIANO" DI CRISTINA VIGGÈ

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Il Ballo del Doge: incantesimo veneziano

Il Ballo del Doge: incantesimo veneziano

A Palazzo Pisani Moretta, il 10 febbraio, va in scena la 25esima edizione del ballo in maschera per antonomasia. Fra velluti, Champagne e la cucina stellata di Luca Marchini. Una serata dove il sogno è l’unica realtà. 

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Testi Cristina Viggè

Attesa, trepidazione, seduzione. Incantesimo, illusione, sogno. Eleganza, evanescenza, magnificenza. Frivolezza e autorevolezza. Celebrazione di un tempo sospeso fra le stelle e il Canal Grande. Il Ballo del Doge è l’immaginario elevato in straordinario. È l’onirico che diviene reale. È il ballo in maschera per eccellenza. Una festa danzante, un evento mondano, un dinner show. È sfarzo, lusso, diletto, banchetto. È uno degli appuntamenti più esclusivi, ambiti e sontuosi al mondo. È l'esaltazione dell’anima aristocratica e settecentesca della Serenissima. “Ma non è esibizionismo. È desiderio di celarsi dietro un costume e una maschera per entrare in relazione con gli altri. In una sorta di antitesi con la tecnologia. Perché, a volte, andare controcorrente, è essere all’avanguardia”, spiega Antonia Sautter, dea ex machina del ballo che la sera del 10 febbraio prende vita nell’iconico Palazzo Pisani Moretta. Aprendo le porte all’incanto. 


Lei, Antonia. Padre tedesco. Madre veneziana. Artista e artigiana a tutto tondo. Incarnazione contemporanea della mercante di Venezia, per dirla con Goldoni. Un’appassionata di storia del costume che ha saputo tradurre in lavoro una grande attrazione: quella per i tessuti, le sete, i broccati, i velluti e le piume di pavone. Stoffe preziose che riesce a plasmare… anche in chiave attuale. Per dar forma a magnificenti opere d’arte da indossare. Fatte su misura per lasciarsi catapultare in una nuova identità. In una sorta di rinascita. Che non è vanità, ma pura voglia di respirare l’eccentrico assolutismo della bellezza.



Un vero cult Il Ballo del Doge. Il Galà Internazionale di Carnevale che quest’anno festeggia il suo 25esimo anniversario (ebbene sì, tutto iniziò nel 1994). Esprimendosi in un tema caro ad Antonia: Rebirth & Celebration. Anche perché madame Sautter allo scoccare della mezzanotte brinda pure ai suoi primi sessant’anni. “Penso che a 60 anni si debba rinascere. E viaggiare verso i nuovi orizzonti della fantasia”, Antonia docet. E allora? Magia sia!



E così i tre piani dello storico palazzo veneziano divengono lo scenario metaforico per la risalita (quasi dantesca) a “riveder le stelle”. Al piano terra: l’accoglienza, in sinergia e in sintonia con Madre Natura. Un invito a svelare il proprio io, con la consapevolezza di una conquistata leggerezza. Al primo piano è invece il lusso del Tempo (fuggevole) il vero grande protagonista. Il tempo per fare, riflettere, viaggiare, amare, sperimentare e realizzare i desideri. E al secondo floor? Il Piacere, come supremo carpe diem di ogni istante. Dannunziano sinonimo di istinto, passione, trasformazione totale e sublimazione dei sensi.  



Un ballo in maschera a dir poco catartico. Perché è solo consentendo agli ospiti - quattrocento, provenienti da ogni dove - di travestirsi che si concede loro la possibilità di rivelare il profondo io. Senza inganni e senza filtri. “È un mondo impregnato di arte che promuove la gioia di vivere. È un viaggio sensoriale a cui si aggiunge l’emozione. E l’universo del sogno non poteva che incontrare lo Champagne”, spiega Mimma Posca, ceo di Vranken-Pommery Italia. Champagne Pommery dunque, pronto a esser versato nei calici. In due versioni. Il Royal Blue Sky - frutto di venti cru selezionati della Côte des Blancs e della Montagne de Reims - servito su cristallini cubetti di ghiaccio quando sale la marea della serata. E il Brut Apanage, fresco e raffinato. Una cuvée gastronomique pensata per nobili libagioni e perfetta per accompagnare la cena.



Cena firmata dallo chef stellato Luca Marchini: patron de L’Erba del Re e della Trattoria Pomposa - Al Re gras di Modena; executive chef del Pavarotti Milano Restaurant Museum; membro dell’associazione Le Soste, nonché presidente dei Jeunes Restaurateurs - Italia. “Io sono una persona quadrata. Che pensa e riflette tantissimo. Ma so di avere l’opportunità di partecipare a qualcosa che sa di magico. Quindi ho cercato di trovare la poesia giusta”, dichiara Luca. Orgoglioso di declinare l’incanto in un menu. Che non può prescindere dalle ricette veneziane. Ma che si dà la possibilità di rivederle in una prospettiva più ampia: italiana e mediterranea.



Così le sarde in saor ci sono, ma riviste in un risotto al parmigiano reggiano; il baccalà mantecato si trasforma in pralina con lime e cipolla rossa di Tropea; il tipico tramezzino incontra gamberi, squacquerone e germogli; la seppia si lascia sedurre da un fishburger al nero; e la granceola accoglie un potage di verdure, con corredo di lumachine di mare, caprino e pomodorino “intenso mediterraneo”. Della serie, la Serenissima è presente. Ma guarda oltre. Onorando il suo spirito universale. Mentre fanno da complici le porcellane della manifattura veneziana Geminiano Cozzi e nel calice scorrono "Pietrabianca", lo chardonnay di Tormaresca by Marchesi Antinori, e "Fermo", il pinot nero dell'emiliana Cantina della Volta



Settanta i camerieri previsti. E un centinaio gli artisti pronti a volteggiare fra le sale. Animando l’atmosfera. Nutrita di luci, suoni e costumi. Disegnati, cuciti e realizzati da Antonia Stautter (e dalle sue sarte) nel prestigioso atelier vicino a Piazza San Marco. Il tutto immortalato dalle macchine fotografiche mirrorless by Olympus. 



E la torta? Non manca di certo. Messa a punto da uno dei massimi esponenti del cake design nazionale come Renato Ardovino. E non mancano neppure i cocktail. Tre pozioni. Tre provocazioni. Tre omaggi allo splendore. Tre elisir creati dai migliori bartend della città lagunare. Al primo piano: “The Pink Phoenix” by Marino Lucchetti. Un drink rosa, inebriante e profumato, grazie alla complicità di Plymouth Gin, pompelmo rosa, sciroppo alla rose, olio essenziale di rosa e acqua di rosa nebulizzata. Insomma, un lucreziano De rerum natura tradotto in un cocktail.



Al primo piano viene invece servito il “BBA”, acronimo di Better By Age - ma anche di Ballo By Antonia - siglato Enrico Fuga e intitolato al tempo. Ingrediente attore? The Glenlivet 18, un whisky affinato in grado di poter regalare un piacere raffinato. Uno spirit evergreen, incorrotto e incorruttibile.



E al secondo piano: il “Dogaressa Teodora” di Giorgio Fadda. Un inchino alla sensualità e alla libertà di una donna che portò a Venezia l’amore per il lusso. Protagonista? La vodka Absolut Elyx, artigianale e distillata in una colonna in rame. Insieme a succhi di mandarino e cranberry, pastis, ginger beer e ramoscelli di menta fresca. Per un incantesimo in sorsi.






 

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